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SANREMO LA POLIZIA DI STATO ESEGUE UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE PER STALKING A CARICO DI UN SANREMESE DI TRENTUNO ANNI

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MON 13 May | Notizie - Cronaca - Sanremo
SANREMO LA POLIZIA DI STATO ESEGUE UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE PER STALKING A CARICO DI UN SANREMESE DI TRENTUNO ANNI

Dopo una attenta e rapida attività di indagine gli agenti della Sezione Investigativa e della Squadra Volante del Commissariato di Sanremo hanno tratto in arresto M.M per atti persecutori nei confronti di sua madre.
L’uomo è noto alle forze dell’ordine per pregiudizi penali legati ad atti violenti soprattutto nell’ambito familiare. Questi, dedito ad uso di alcol e sostanze stupefacenti, per anni ha maltrattato la madre, colpevole a suo dire di non contribuire economicamente al soddisfacimento delle sue dipendenze. A seguito di procedimento penale (peraltro ancora in atto) avviato per i maltrattamenti e le percosse subite per lungo periodo dalla madre, a carico di M.M. veniva disposto l’allontanamento dalla casa familiare e la misura del divieto di avvicinamento.
La pericolosità e la continua reiterazione di violazioni inerenti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, dato che il predetto continuava a perseguitare la madre a minacciarla non consentendole di condurre una vita regolare e tranquilla, comportavano la disposizione della misura del divieto di dimora.
In data 30 aprile u.s. la madre di M.M., di anni sessantatré, veniva seguita dal figlio e minacciata tanto da incutere nella donna un reale timore per la sua incolumità. Per tale condotta la vittima richiedeva l’intervento tramite il Numero Unico di Emergenza 112.
Nonostante tale ultimo episodio, l’uomo non cessava la sua condotta e iniziava a inviare alla madre pesanti minacce di morte accompagnate da frasi ingiuriose e epiteti di ogni genere fino a quando, non ottenendo le risposte volute, passava ai fatti, introducendosi all’interno del cancello di un magazzino di pertinenza dell’abitazione della madre danneggiando uno scooter, altri suppellettili e il citofono di casa.
L’atteggiamento persecutorio di M.M. creava nella vittima un perdurante stato di ansia e timore oltre ai numerosissimi messaggi minatori che incutevano una reale paura per la propria integrità fisica.

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