“Po(E)Sia”: un tuffo nei territori del cuore in scena a Genova

“Po(E)Sia”: un tuffo nei territori del cuore in scena a Genova

Nell’ambito della rassegna “La Tosse in Famiglia” sabato 14 febbraio alle 16 al Teatro del Ponente e domenica 15 febbraio alla stessa ora nella Sala Aldo Trionfo dei Teatri di Sant’Agostino andrà in scena “Po(E)Sia”, uno spettacolo di Simona Gambaro, sul palco con Mariano Nieddu, una creazione Meraki Teatro con il sostegno produttivo di Fondazione Luzzati Teatro della Tosse.

“Po(E)Sia” è la storia di un incontro, liberamente ispirata all’immaginario poetico di Wisława Szymborska e al suo saper trasportare la verità del quotidiano nell’incanto disarmato della poesia. Ad incontrarsi sono Sia, una giovane donna la cui vita è tracciata nel libro degli eventi, e Po, colui che quelle pagine le legge: insieme mangiano, sognano, si rincorrono , abitano il mondo, si lasciano.

Un incontro fatto di preziose diversità e di una domanda che non cerca risposte ma la semplice bellezza dello stare.
Un incontro la cui vera protagonista è la Poesia. Poesia che è gioco che trasforma il linguaggio, sorpresa che illumina l’insolito, luce che si accende su tutto ciò che sfugge ma che da’ senso alla nostra vita: la gioia di un ritorno, la paura della solitudine, il peso di un ricordo.

Poesia che ritrova tutta la sua natura di linguaggio emotivo, libero, accessibile a tutti, soprattutto ai bambini, attraverso una scrittura scenica che procede libera per immagini e assonanze, fatta di “sospensioni e a capo”, che lascia allo spettatore piccoli vuoti da riempire in armonia con la propria sensibilità. Uno spettacolo che è un tuffo nei territori del cuore, che attraversa temi profondi e delicati, dedicato a chi ha ancora voglia di sporgersi e lasciarsi stupire, senza cercare risposte ma più che altro le “parole alate” citate dalla stessa Szymborska.

“Invitiamo il pubblico a non cercare di capire tutto, a non fare il riassunto – spiegano le note di regia – Suggeriamo di stare negli spazi vuoti, godere dello smarrimento e lasciarsi attraversare anche da una sola immagine, lasciandola vagare dove neppure noi sapevamo potesse arrivare”. Lo spettacolo è dedicata alla memoria di A. e dei tanti bambini e bambine incontrati e partiti troppo presto.