Con l’Unitre di Alassio/Andora alla scoperta della fontana e della palazzina di Andora

Con l’Unitre di Alassio/Andora alla scoperta della fontana e della palazzina di Andora

L’ appuntamento è per oggi alle ore 14, 30, ad Andora, dal parcheggio dell’autostrada per poi raggiungere l’antica cinta muraria della zona monumentale del Castello dove si trova la fontana medioevale.
“È un monumento importante soprattutto perché costituisce il prototipo meglio conservato di questo tipo di costruzioni medioevali, non infrequenti lungo le principali strade della Liguria occidentale e presso i principali borghi, ovunque esistesse una possibile sorgente da captare, per la facilità delle comunicazioni e per l’economia agricola. Secondo Nino Lamboglia, eminente archeologo e fondatore dell’Istituto Studi Liguri, probabilmente qui sorgeva una “mutatio”, cioè una stazione per il cambio dei cavalli e per la sosta dei viaggiatori. La fontana è costruita con le stesse pietre dei monumenti del Castello. Ha un solido parapetto con una capace cisterna; la vasca rettangolare è profonda circa quattro metri, in fondo a essa scaturisce una sorgente. Sovrastante la vasca una volta ad arco tondo, col rivestimento anteriore tutto fasciato in pietra squadrata. L’intera costruzione misura m 4 metri di lunghezza, m 2,8 di larghezza e metri 2,50 di altezza. La copertura in lastre di ardesia del tettuccio a due spioventi è un rifacimento moderno sulle tracce di quella primitiva, rinvenuta nel restauro del 1963, curato da Nino Lamboglia. Tali opere di restauro furono necessarie al fine di impedire il crollo della volta.
Dopo aver osservato la fontana, proseguiamo lungo il tracciato della Via Julia Augusta e, all’altezza della “Dogana”, svoltiamo verso nord. Camminando in mezzo a una suggestiva vegetazione mediterranea, arriviamo alla PALAZZINA, località posta sul crinale che collega il Monte Marchiano al colle del Castello. Si tratta dei resti di un insediamento rurale che non compare nelle mappe napoleoniche (1817/23) e poi appare come ruderi parziali nel Catasto d’impianto (anni ’30 del Novecento). Quindi risalirebbe alla seconda metà dell’Ottocento, ma con vita molto breve. Le tessiture dei muri in pietra denoterebbero una tecnica costruttiva abbastanza povera (non è pietra curata, sia nei conci che nella composizione del disegno strutturale dei muri). Secondo informazioni storiche che il geometra Mario Vassallo (autore del sito “Andora nel tempo” ) ha ricavato incrociando varie fonti (testimonianze ricordate in tempi successivi), potrebbe essere stato uno dei nuclei edificati della vallata più devastati dal terremoto del 1887, proprio per le sue carenze costruttive, ma senza lasciare tracce storiche più di tanto. Non ci sono fonti documentali specifiche ed esaustive”, spiega l’organizzatrice dell’evento Maria Teresa Nasi.