Al teatro Ivo Chiesa in scena “Le Anime Morte” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Al teatro Ivo Chiesa in scena “Le Anime Morte” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Dopo una tournée che sta attraversando il nord Italia dal Veneto a Genova, a seguito del debutto in prima nazionale – la scorsa primavera 2025 a Napoli – è in scena a Genova, ancora oggi e domani sul palcoscenico del teatro Ivo Chiesa, “Le Anime Morte” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’, nell’allestimento a cura di Peppino Mazzotta che ha curato con Igor Esposito anche il libero adattamento dal romanzo.

Un lavoro corale con un sottotitolo eloquente, Ovvero Le (dis)avventure di un onesto truffatore, in cui Federico Vanni interpreta Pavel Ivànovic Cicikov funzionario pubblico e prototipo umano del ‘mascalzone’ attorno a cui si muove la costellazione degli altri personaggi grotteschi: Milvia Marigliano è l’unica attrice in un vero e proprio “cameo” a cui si uniscono Gennaro Apicella, Raffaele Ausiello, Massimo De Matteo, Antonio Marfella, Fulvio Pepe, Alfonso Postiglione, Luciano Saltarelli. Le scene sono di Fabrizio Comparone, i costumi sono di Eleonora Rossi, mentre il disegno luci è del più volte premio Ubu Cesare Accetta; le musiche a contrappunto sono di Massimo
Cordovani.

Note di regia
Nikolàj Vasil’evic Gogol’ nasce nel 1809, la prima edizione delle sue “Anime morte” è datata 1842, ma l’opera sembra adattarsi perfettamente al nostro presente. Trattasi di classico della letteratura e perciò non ci dobbiamo stupire se, come diceva Calvino, “non finisce mai di dire quello che ha da dire”. Bisogna però ammettere che continua a parlarci anche perché, in materia di imbroglioni, corruttela e avidità, nulla sembra essere mai cambiato, nei quasi due secoli che ci separano. L’eroe del romanzo Gogoliano è un certo Pavel Ivànovic Cicikov, funzionario pubblico. Gogol ci tiene a farci sapere che non è un uomo virtuoso. Perché è giunta l’ora di lasciar finalmente riposare il povero uomo virtuoso. Considerato che l’espressione “uomo virtuoso” gira ormai invano sulla bocca di tutti, lo si evoca ipocritamente e nessuno lo rispetta. L’uomo virtuoso è stato trasformato in un cavallo e cavalcato senza ritegno, tanto da sfiancarlo e ridurlo pelle e ossa, senza neanche più un’ombra di virtù. Perciò Gogol decide che è arrivato il momento di attaccare al carro anche il mascalzone.

Pavel Ivànovic Cicikov è quindi un mascalzone. Un prototipo umano che si rigenera continuamente, in ogni tempo e modello sociale. Un burocrate truffaldino, il cui stato di servizio sembra tratto dalla peggiore cronaca politica e giudiziaria della nostra attualità, animato da una forza centrifuga che lo spinge verso la scalata sociale e lo obbliga a un pellegrinaggio infinito. Un uomo che non ha priorità spirituali e non è ostacolato o appesantito da alcuno scrupolo o modello etico di riferimento. Ma, attenzione, dovesse capitarvi di incontrarlo, ne ricavereste una buonissima impressione, potreste solo dire che è un brav’uomo, una persona perbene, gentile, affabile e piena di decoro. Questa simpatica canaglia è il bisturi con cui Gogol’ fa l’autopsia all’umanità, in una prospettiva di redenzione progressiva che resterà, purtroppo, solo nelle intenzioni dell’autore. Delle tre parti di cui doveva comporsi il suo poema, secondo il modello della Divina Commedia, l’unica integra è la prima, di cui si occupa questo allestimento, nella quale viene descritta la dimensione morale più bassa. Mentre la seconda è composta da alcuni ampi frammenti scampati alle fiamme a cui lo stesso autore l’aveva condannata e la terza non fu mai scritta.