Povertà multidimensionale, incontro tra i futuri mediatori di rete e la direttrice di Caritas

Povertà multidimensionale, incontro tra i futuri mediatori di rete e la direttrice di Caritas

L’attuale scenario socio-economico italiano, fotografato dagli ultimi rapporti ISTAT e dalle rilevazioni della Caritas Nazionale, delinea un quadro di crescente vulnerabilità: oltre 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e un ceto medio sempre più fragile a causa dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto. In questo contesto di “povertà multidimensionale”, dove il bisogno non è più solo economico ma anche educativo e relazionale, si è svolto presso la sede dell’E.L.Fo un incontro strategico tra i futuri Mediatori di Rete e di Comunità e la Direttrice della Caritas Diocesana di Albenga-Imperia, Antonella Bellissimo.
L’incontro, presieduto dalla direttrice di E.L.Fo Valentina Pesce e coordinato dalla tutor Daniela Righi e dal docente Franco Laureri, ha analizzato come le politiche di sostegno Caritas debbano oggi integrarsi con nuove professionalità capaci di tessere reti di sussidiarietà laddove lo Stato e i servizi pubblici ordinari faticano a intervenire con efficacia.
In una società frammentata, il Mediatore di Rete si inserisce come il “connettore” fondamentale tra il cittadino in difficoltà e le risorse del territorio. Per rispondere efficacemente alle emergenze, questa figura deve possedere una conoscenza capillare del privato sociale (l’insieme di cooperative, associazioni, fondazioni ed enti religiosi). Queste realtà rappresentano la parte più dinamica e flessibile del welfare: laddove la macchina pubblica incontra limiti burocratici o di budget, il privato sociale interviene con velocità, risorse proprie e una forte prossimità territoriale. Il Mediatore ha il compito di far dialogare queste realtà con le istituzioni, trasformando i servizi Caritas — dai Centri di Ascolto agli Empori della Solidarietà — in opportunità concrete di riscatto.
Durante il focus, arricchito dai contributi delle corsiste Lorena Albezzano, Simona Cassullo, Lorena Celso, Ciherean Deborah, Cristina Durante, Chiara Langè, Alessandra Moscato, Denise Paliotto, Dahiana Catherine Rojas Perez, Giorgia Ranalli, Elisa Silvestri, Giada Siro, Giorgia Staltari e Simona Tacchino si è approfondito come il Mediatore possa concretamente integrare i servizi Caritas nelle reti territoriali, trasformando l’assistenza in un sistema di welfare collaborativo.
Si sono affrontati temi cruciali che spaziano dall’utilizzo della Caritas come “Osservatorio delle Fragilità” — prezioso per monitorare i segnali deboli delle nuove povertà — fino all’attivazione di connessioni operative dirette. I mediatori avranno infatti il compito di mappare e valorizzare sia i servizi di “bassa soglia”, come mense ed empori, sia gli sportelli specialistici per il microcredito sociale e la consulenza legale, intesi non solo come aiuti immediati ma come primi passi per il reinserimento sociale.
Particolare rilievo è stato dato al passaggio fondamentale dalla logica della delega alla co-progettazione. Il Mediatore agirà come facilitatore tra le parrocchie, il terzo settore e le imprese locali, promuovendo progetti di economia civile. Infine, è stata sottolineata l’importanza di gestire le multiproblematicità, con un focus specifico sull’intercettazione degli “invisibili”: persone in stato di solitudine o emarginazione che spesso non chiedono aiuto e che, grazie a questa nuova figura, potranno essere finalmente orientate verso le risorse della rete e i percorsi di integrazione.
“In una società sempre più frammentata – sottolinea la Direttrice della Caritas Diocesana di Albenga-Imperia, Antonella Bellissimo – Caritas ha sostenuto questo corso sin dall’inizio perché ravvisa nel Mediatore l’anello mancante per connettere i cittadini alle risorse del territorio. Questa figura è fondamentale per far dialogare le istituzioni con il privato sociale, che interviene con velocità laddove la macchina pubblica incontra limiti burocratici. Il Mediatore ha il compito di trasformare i nostri servizi in reali opportunità di riscatto, specialmente nei piccoli comuni dell’entroterra e di fronte alle nuove sfide migratorie”.
“L’incontro di oggi – evidenzia Antonello Tabbò, Presidente di ELFO Liguria – è volto a far conoscere questa nuova figura professionale e, al contempo, far emergere le problematiche concrete in cui essa potrà svolgere il proprio ruolo. Il nostro obiettivo, insieme ai partner dell’ATS, è fornire ai corsisti gli strumenti per dialogare con attori territoriali fondamentali come la Caritas, consentendo loro di costruire un network capace di mettere in sinergia le risorse necessarie per dare risposte efficaci ed efficienti ai crescenti bisogni sociali. Grazie a questo corso finanziato da Regione Liguria attraverso le risorse del PR FSE+ 2021-2027, il nostro comprensorio potrà contare su nuove professionalità in grado di sostenere le istituzioni nelle sfide poste dalla povertà multidimensionale”.