Cairo Montenotte, riapre l’Ospedale di Comunità: attivati i primi posti letto
L’Ospedale di Comunità di Cairo Montenotte ha ufficialmente ripreso l’attività di degenza. Il reparto, situato al terzo piano della struttura sanitaria valbormidese, ha inaugurato una disponibilità iniziale di undici posti letto, segnando un momento cruciale per il rafforzamento della sanità territoriale. Il progetto è comunque destinato a crescere rapidamente: il piano regionale prevede infatti di arrivare, a pieno regime, a un totale di 40 posti letto che verranno attivati progressivamente nei prossimi mesi.
Questa riapertura rappresenta una risposta concreta alla necessità di una struttura “ponte” tra l’ospedale per acuti e il ritorno al domicilio. L’Ospedale di Comunità è infatti dedicato a pazienti che, pur avendo superato la fase critica della malattia, necessitano di cure sanitarie a bassa intensità ma continuative, che non potrebbero essere garantite adeguatamente all’interno delle mura domestiche. Si tratta di un supporto fondamentale per chi affronta disabilità transitorie o richiede un periodo di ricondizionamento motorio prima di riacquistare l’autonomia.
L’accesso alla struttura non avviene tramite pronto soccorso, ma esclusivamente in modalità programmata. La decisione del ricovero deve essere concordata tra il medico proponente — che può essere il Medico di Medicina Generale, uno specialista ospedaliero o un medico d’urgenza — e il responsabile sanitario dell’Ospedale di Comunità. Questo filtro garantisce che i posti siano destinati a chi ne ha reale bisogno, come pazienti che necessitano di terapie riabilitative estensive o di un addestramento specifico per l’uso di presidi medici complessi.
Oltre all’assistenza clinica e infermieristica continuativa (attiva anche nelle ore notturne), la struttura svolge un ruolo educativo fondamentale: il personale sanitario affiancherà i caregiver, addestrandoli alla gestione del paziente prima delle dimissioni definitive. In questo modo, l’Ospedale di Comunità di Cairo Montenotte non si limita a curare il corpo, ma prepara il terreno per un rientro a casa sicuro e protetto, alleviando la pressione sui grandi poli ospedalieri della provincia e restituendo centralità ai servizi di prossimità.