Una chiesa al Polo Sud, la proposta di Gianni Varetto per sostenere le spedizioni antartiche

Una chiesa al Polo Sud, la proposta di Gianni Varetto per sostenere le spedizioni antartiche

Dal cuore della provincia cuneese, precisamente da Casalgrasso, parte una sfida che punta direttamente al Polo Sud. Gianni Varetto, noto radioamatore e veterano della comunità degli “Antarctic Hunters”, al convegno Antartide chiama Imperia- Imperia chiama Antartide, ha lanciato una proposta che sta già facendo discutere i corridoi della diplomazia scientifica: costruire una chiesa cattolica presso la base italiana gestita dal PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). L’idea nasce dalla volontà di dotare la presenza italiana nel continente bianco di un simbolo identitario e spirituale, sul modello di quanto già fatto da altre potenze mondiali come Russia, Stati Uniti e Cile. Varetto, che da anni mantiene i contatti radio con le basi scientifiche più remote del pianeta, non vede la struttura come un semplice edificio religioso, ma come un “segno di distinzione” per l’Italia. “La nostra base è tra le eccellenze mondiali per la ricerca scientifica – spiega il promotore – ma manca di quel calore umano e culturale che una cappella saprebbe offrire a chi vive mesi in isolamento estremo”. La richiesta è ambiziosa e si rivolge direttamente alle istituzioni civili, al Governo e ai vertici del PNRA — l’organismo che coordina giganti della ricerca come ENEA, CNR, INOGS e INGV. La sfida, tuttavia, non è priva di ostacoli. Costruire in Antartide significa confrontarsi con il Trattato Antartico, che impone vincoli ambientali rigidissimi e protocolli edilizi quasi proibitivi. Ogni bullone trasportato verso la baia di Terra Nova deve essere giustificato da una logica di sostenibilità. Nonostante ciò, Varetto punta tutto sul “peso specifico” dell’opinione pubblica. Secondo il radioamatore piemontese, solo una mobilitazione collettiva — fatta di lettere, pressioni sui media e sostegno popolare — potrà trasformare quello che molti definiscono un “capriccio” in un progetto di Stato. L’appello è chiaro: trasformare la stazione scientifica in una vera comunità, capace di rispondere non solo alle esigenze della scienza, ma anche a quelle dello spirito. Se la proposta dovesse trovare terreno fertile, l’Italia si unirebbe al ristretto numero di nazioni che hanno saputo piantare una croce nel deserto di ghiaccio, rendendo l’Antartide un luogo un po’ meno alieno e un po’ più vicino a casa. Resta ora da vedere se la politica e la comunità scientifica sapranno raccogliere l’invito di chi, dal silenzio della sua stazione radio, sogna di veder svettare un campanile tra i ghiacci eterni.