Laboratorio di creatività e cittadinanza attiva, chef protagonisti del progetto BioBergese

Laboratorio di creatività e cittadinanza attiva, chef protagonisti del progetto BioBergese

Facebook, TikTok, Instagram, LinkedIn e X diventano strumenti di educazione ambientale nelle mani dei giovani chef e maître dell’Istituto Alberghiero Nino Bergese, protagonisti del progetto BioBergese, un percorso che unisce cucina, sostenibilità e comunicazione digitale per contrastare l’inquinamento da oli alimentari esausti.

L’iniziativa, coordinata dai docenti Felice Lavorgna e Antonio Rocco per i laboratori di cucina e sala, e da Marcella Ercoli e Giorgia Chionna per il coordinamento scolastico, ha trasformato la scuola in un laboratorio di creatività e cittadinanza attiva. BioBergese dimostra come scuola, imprese, consorzi ambientali e territorio possano collaborare concretamente per formare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la sostenibilità in un gesto quotidiano.

Il progetto, sostenuto da Nuova C Plastica e dal CONOE – Consorzio nazionale oli e grassi esausti, si inserisce nella campagna nazionale Stop Food Oils and Fats in the Sea, riconosciuta da ASviS come buona pratica territoriale per il contributo all’Obiettivo 14 dell’Agenda ONU 2030, dedicato alla tutela della vita sott’acqua.

Ogni anno in Italia si generano circa 300.000 tonnellate di oli vegetali esausti. Una parte rilevante proviene dalle cucine domestiche, non solo dalla frittura ma anche dagli oli residui nelle conserve sott’olio. Se versati nel lavandino, questi oli entrano nella rete fognaria e possono contribuire all’inquinamento dei corsi d’acqua e del mare. In un territorio come la Liguria, caratterizzato da bacini idrografici brevi e pendenti, ciò che viene smaltito in modo scorretto può raggiungere il Mediterraneo in tempi molto rapidi. Da qui nasce l’urgenza di un’azione educativa capillare, capace di coinvolgere famiglie, studenti e operatori della ristorazione.

Nel progetto BioBergese gli studenti delle classi 4 Cucina e 3 Sala non si sono limitati a cucinare: hanno trasformato le cucine della scuola in un set narrativo, producendo mini-spot, Reel, TikTok e Stories, coordinati dall’esperto di social media marketing Davide Romanini. Con un linguaggio immediato, creativo e vicino ai loro coetanei, hanno raccontato come gestire correttamente gli oli alimentari esausti — dall’olio di frittura a quello residuo nei vasetti di conserve —, perché non vadano versati nel lavandino né conferiti nell’umido, e come possano diventare una risorsa attraverso la filiera del recupero.

I contenuti hanno raccontato anche dove consegnare correttamente gli oli esausti a Genova, grazie ai punti di raccolta gestiti da AMIU Genova. Un passaggio concreto, perché la corretta gestione degli oli alimentari esausti non si ferma alla sensibilizzazione: ha bisogno di servizi accessibili, informazioni chiare e comportamenti quotidiani coerenti.

«Il progetto BioBergese parte da un luogo molto concreto: la cucina, dove ogni giorno si compiono scelte ambientali spesso sottovalutate — dichiara Roberto Spera, Direttore Generale di AMIU Genova —. Conferire correttamente gli oli alimentari esausti significa evitare problemi alle reti fognarie, proteggere il mare e permettere a questo materiale di entrare in una filiera di recupero. È un gesto semplice, ma ha valore solo se diventa abitudine condivisa».

In ogni contenuto compare la tanichetta Marino, realizzata con plastica da seconda vita recuperata dai mari, simbolo della campagna nazionale e vero elemento narrativo degli sketch realizzati dagli studenti. A rendere i messaggi ancora più efficaci per le fasce di pubblico più giovani è anche la presenza di Marino, la mascotte ufficiale della campagna: un balenottero dal carattere generoso e combattivo, amico del mare e suo instancabile difensore. Nei video prodotti dagli studenti del Bergese, Marino affianca i giovani chef con un linguaggio visivo immediato e universale, trasformando un messaggio ambientale complesso in una storia comprensibile e coinvolgente anche per i più piccoli.

«BioBergese dimostra come la tradizione gastronomica ligure possa diventare un veicolo straordinario di educazione alla sostenibilità — evidenzia Andrea Ravecca, dirigente scolastico dell’Istituto Bergese —. I nostri studenti hanno saputo trasformare la gestione corretta degli oli alimentari esausti in un racconto digitale autentico e coinvolgente: la prova che responsabilità ambientale e creatività giovanile, quando si incontrano, producono risultati che vanno ben oltre le aule».

«Il lavoro dei ragazzi del Bergese dimostra quanto sia potente il contributo delle nuove generazioni quando la sostenibilità viene raccontata con linguaggi contemporanei — sottolinea Piero Camoli, amministratore di Nuova C Plastica —. Freschezza, competenza e creatività trasformano i social in strumenti capaci di diffondere buone pratiche e generare consapevolezza reale. L’olio esausto non è un rifiuto, ma una risorsa: convertirlo in energia significa proteggere il mare e costruire economia circolare».