Lo chef Francesco Scotto Di Minico aderisce alla campagna Stop Food Oils and Fats in the Sea per la Giornata Mondiale della Terra

Lo chef Francesco Scotto Di Minico aderisce alla campagna Stop Food Oils and Fats in the Sea per la Giornata Mondiale della Terra

Ogni anno in Italia vengono prodotti oltre 300.000 tonnellate di oli vegetali esausti da uso domestico. La maggior parte finisce nello scarico del lavandino — e da lì, nel mare. Un litro di olio di frittura è sufficiente a contaminare un milione di litri d’acqua. È da questo dato, scomodo e preciso, che prende le mosse l’adesione di Francesco Scotto Di Minico alla campagna Stop Food Oils and Fats in the Sea, promossa da Nuova C Plastica nell’ambito dell’SDG 14 delle Nazioni Unite e riconosciuta Buona Pratica Territoriale ASviS 2025–2026.
Lo chef Scotto Di Minico, originario di Procida, porta la sua cucina a Colla Micheri: frazione del comune di Andora, in provincia di Savona, piccolo gioiello medievale a 162 metri d’altezza, le cui case sono disposte lungo il versante posteriore della collina, rendendone impossibile la vista dalla costa. È il borgo che Thor Heyerdahl — mitico navigatore del Kon-Tiki, archeologo ed esploratore norvegese — scelse per affondare le radici e costruire la sua casa, dopo aver visitato mezzo mondo. Heyerdahl percorreva i boschi per tenerli puliti e contrastare gli incendi, e sognava di poter riunire i grandi della terra per convincerli a politiche di pace e a un’attenzione per l’ecologia e la sopravvivenza del genere umano. Un’eredità morale che abita ancora le pietre del borgo.
La cucina di Francesco Scotto Di Minico è, in questo senso, una risposta concreta a quell’eredità. I suoi menu costruiscono un dialogo tra la cucina bianca delle Alpi liguri — formaggi di malga, erbe selvatiche, sughi di entroterra — e i profumi del mare, intrecciando tradizioni di altitudine e tradizioni costiere in piatti che raccontano un territorio intero. Procida nell’entroterra ligure. Il mare come sistema connesso, non come sfondo.
Per la Giornata Mondiale della Terra, lo chef si fotografa indossando il grembiule simbolo della campagna: l’immagine della padella che diventa pompa di carburante — la metafora visiva che ricorda come l’olio esausto di frittura non sia rifiuto da scaricare, ma risorsa da recuperare, trasformabile in biodiesel attraverso la filiera certificata di raccolta promossa da CONOE (Consorzio Nazionale di Raccolta e Trattamento degli Oli e dei Grassi Vegetali e Animali Esausti).
“In Cucino nel borgo dove visse l’uomo che attraversò il Pacifico su una zattera per dimostrare che i mondi si connettono — dichiara Francesco Scotto Di Minico —. Ho imparato che ogni cucina ha una responsabilità verso il mare che la nutre: raccogliere l’olio esausto è il gesto minimo che possiamo fare per restituirgli qualcosa”.
“La scelta di Francesco Scotto Di Minico — evidenzia Piero Camoli, amministratore della Nuova C Plastica responsabile — non è solo un’adesione, è un racconto. Uno chef che porta la cucina di Procida nel borgo dove visse Thor Heyerdahl, che unisce la malga e il mare nei suoi piatti, e che il 22 aprile indossa il nostro grembiule: è la dimostrazione che cultura gastronomica e cultura ambientale non sono mondi separati. Sono la stessa cosa”.