Un documentario per Geo esalta le bellezze della Riviera di Ponente
Il verde dei sentieri che profumano di aromatiche, il blu intenso del mare, dove si agitano le foglie della Posidonia e vivono balenottere, delfini e capodogli. Una sorpresa dopo l’altra dietro l’obiettivo della telecamera, tra racconti ed esperienze che potrebbero finire, nella prossima stagione televisiva, in un documentario del noto programma Geo. Si sono fermati nell’imperiese qualche giorno la regista e producer Alessandra Populin e l’operatore e direttore della fotografia Sergio Lo Cascio, al lavoro su un reportage che ha al centro il racconto del territorio di Cervo, Diano Arentino e Villa Faraldi. Cinque giorni di riprese e incontri con personaggi e associazioni in una Liguria molto differente da quella da cartolina, più nota tra i turisti. «È stata una scoperta – racconta Populin – Non ero mai stata in questa zona e l’ho scoperta con l’occasione. Mi ha sorpreso anche dal punto di vista climatico: è una specie di isola fortunata». Il mondo vegetale è una delle trame del racconto: «Mi hanno colpito i fiori, soprattutto gli odori della macchia mediterranea, il timo ad esempio, che adesso sono fortissimi – prosegue Populin – Abbiamo incontrato una signora fantastica che conosce le piante officinali e ci ha illustrato quelle spontanee come la pimpinella, il dragoncello. A Cervo, sempre parlando di piante, abbiamo raccontato l’intreccio dei parmuleri, le signore sono state molto carine a mostrarci la tecnica». Nel filo narrativo seguito dalla troupe rientra anche l’esperienza all’estremo Ponente dell’ecovillaggio di Torri Superiore, nel comune di Ventimiglia: «È uno dei rari casi in cui la comunità ha resistito, si è organizzata nel tempo e va avanti, ha trovato la giusta dimensione – spiega la regista Alessandra Populin, stupida dall’orografia di un territorio non facile, dove l’agricoltura richiede fatica – Abbiamo incontrato un’azienda familiare, mi ha fatto piacere scoprire come i ragazzi continuano la tradizione di casa con le olive taggiasche: sapendosi organizzare si trova un modo per poter rimanere nei posti dove si è nati o si vuole vivere». Tra i cavalli e i pony di Alice Ardoino, allevatrice del borgo di Villa Faraldi, il viaggio alla scoperta del dianese si è arrampicato fin sotto al Pizzo d’Evigno sul percorso trekking di 10 km da Diano Arentino: «Vale la pena andare – conferma la regista – È molto bello, soprattutto nel momento in cui sul crinale si vedono i due mari, Imperia da un lato e il golfo dall’altro. E poi, sopra, le montagna con la neve. Lo consiglio vivamente. E tornerò volentieri – conclude Populin – magari trovando altri stimoli».